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Le impalcature di una società precaria

Giarre, Italy

Dovrei fare altro (principalmente dormire e trovare un bioritmo decente), ma non posso. L’attività politica del gruppo di cui faccio parte da un anno ormai si sta scontrando sempre più spesso con una generazione di italiani che cade a pezzi. Il nostro tentativo di risolvere la situazione si concentra principalmente nella comprensione delle impalcature che mantengono in vita una società ingiusta e precaria. Conoscere gli strumenti attraverso i quali l’Italia del 2011 tratta alcuni suoi cittadini come l’antica Roma trattava i non-cittadini ci aiuterà a capire quali punti chiave toccare per far cadere l’edificio-prigione che ci opprime.

I ragazzi non trovano il lavoro per cui hanno studiato. I ragazzi che hanno preferito non studiare, non trovano un lavoro dignitoso e si trovano costantemente sotto scacco. I loro padri cinquantenni perdono il lavoro, le loro madri si trasformano da “motore dell’azienda” in “personale in esubero”. I nonni, grazie al cielo, fanno arricchire le società farmaceutiche e inviano “rimesse” alle loro famiglie. Loro non smettono mai di essere il motore dell’Italia. Il che è anche comprensibile in un Paese il cui profilo demografico appare come un calice (la proporzione di over-65 crescerà senza sosta). I rappresentanti del popolo, nel frattempo, si occupano di faccende private (2002-2006 e 2008-2011), di ricette di modernizzazione mal congegnate (1998-2001 e la new economy di 2001-2002). Oppure bisticciano per una poltrona, per un minuto in TV, per un appalto edilizio, per un taglio del nastro, per una pacca sulla spalla (1946-2011).

Quali sono i puntelli da far saltare, invece che rafforzare? Molti esperti e pensatori sono convinti che le opere od omissioni fin qui viste siano da riformare, da migliorare, da potenziare. A destra si affrettano ad applaudire il tentativo modernista di Treu, a sinistra si compiange il “metodo-Biagi” perché davanti a un lutto, tutti diventano compassionevoli. L’intenzione di Treu era quella di facilitare la comunicabilità tra mondo dell’educazione e mondo imprenditoriale per l’inserimento dei giovani nel mercato del lavoro. Il piano incompleto e infinito di Biagi era quello di rendere più fluido questo mercato del lavoro, all’interno del quale si potesse facilitare la mobilità (orizzontale e verticale), la famosa “flessibilità”. Tuttavia, alcuni esempi ci dovrebbero servire per allontanarci da tali soluzioni che, poco seguite e mal applicate, non solo non hanno risolto i problemi, ma hanno mandato una società in rovina.

L’Italia creativa, dei talenti che hanno potuto e voluto, si è trasferita all’estero o è in procinto di farlo. Molto spesso, chi è rimasto si vede strozzato da un sistema che non permette la libera espressione delle proprie capacità. Il giornalismo d’inchiesta si sta finalmente occupando del problema e finalmente ci lascia vedere la dura realtà del precariato italiano, mettendoci di fronte al problema. I cervelli fuggono, la struttura oppressiva si svuota ma non cambia. Il tirocinio (o stageinternship), il dottorato senza borsa, il contratto a (finto) progetto, la (finta) partita IVA. Questo ci è stato consegnato da 20 anni di non-Politica.

Che fare allora? Indignarsi e chiedere soluzioni a chi ha sbagliato? Forse è venuto il momento di rimboccarci le maniche e provare a dare il nostro contributo, senza aspettare che questo Stato borbonico intraprenda un percorso di evoluzione verso un mondo del lavoro ben regolato, ben retribuito e nobilitante. È endemico, non succederà. Le società ineguali non completano mai il loro processo di maturazione verso un mondo più giusto. Ma se è l’ingegnere a non disegnare una buona struttura, cosa possono fare i manovali? Possono interagire con il problema e cercare di risolverlo. Certo, questo manderà su tutte le furie l’ingegnere, che si lamenterà con l’impresa edilizia del fatto di essere stato sostituito da incompetenti. Poco importa. I manovali non esistono perché esiste l’ingegnere, ma perché c’è bisogno di costruire qualcosa.

La spina dorsale dell’emancipazione del popolo dal suo stato di minorità è la partecipazione. Questo l’hanno capito in molti ormai. Molti che si sono rifiutati di votare alle scorse elezioni, che hanno promosso e fatto passare i referendum di giugno e che hanno raccolto le firme del 5% degli italiani (di tutti, non di coloro che possono votare) per cambiare la legge elettorale. Ad oggi, si è partecipato per rifiutare. Si sceglie la via partecipata, assembleare, attiva solo per riparare a una situazione di torto sociale, come la privatizzazione dell’acqua o la legge elettorale ingiusta. Dopo molte discussioni serali/notturne, insieme ad altre e altri, il gruppo di Candidamente è nato per facilitare un nuovo tipo di partecipazione che coinvolge l’atto positivo dell’individuo-cittadino. Tutti abbiamo la ricetta da Bar Sport per cambiare il Paese e spesso quando la scioriniamo, anche davanti a sconosciuti, questi annuiscono, sorridono, applaudono e poi concludono dicendo la loro. Una discussione meglio canalizzata, issue-oriented direbbero gli americani, focalizzata su un problema, ma non lontana dalla realtà complessiva.

Quello di cui abbiamo bisogno è un forte canale partigiano e patriottico, ma non partitico, per cominciare un periodo di dialogo orientato alla risoluzione dei problemi fondamentali della società italiana. Il lavoro è uno di questi. Si è scelto di cominciare da questo perché è forse il più urgente, quello che permetterebbe il cambio di direzione necessario per le successive riforme e rivoluzioni. Ragionando sempre dentro la legalità e con mezzi già esistenti nella nostra Costituzione, se tutti ci mettessimo attorno a un grande tavolo, potremmo fare sentire le nostre ragioni in maniera molto precisa, riconvertendo l’energia usata per scrivere striscioni in energia creativa per il bene comune. Attraverso questa piattaforma stiamo cercando di fare passare alcuni principi che ci sembrano basilari per cominciare il dialogo: l’uguaglianza, la libertà e la solidarietà.

Accanto ai principi, stiamo già cercando di far circolare, discutere e migliorare le nostre proposte sul mondo del lavoro. Vogliamo abolire lo stage come tramite per accedere all’occupazione; vogliamo venire incontro alle aziende colpite dalla crisi invertendo la piramide contributiva, rendendo i contratti atipici più costosi; vogliamo aprire un ulteriore dibattito sul ruolo della donna nel sistema-Italia. È necessario prendere posizione sui temi che ci riguardano. Solo così possiamo far cadere le mura della prigione e liberarci. Altrimenti saremo sempre costretti ad evadere.

 

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4 responses to “Le impalcature di una società precaria

  1. paola October 3, 2011 at 10:03 am

    voglio contribuire al dialogo,sono specializzata in diritto del lavoro,ho 35 anni,precaria e nn ne posso piu

    • bottleneckanalysis October 3, 2011 at 10:13 am

      Ciao! ho visto il sito a cui lavori, Fior di Risorse, è uno sforzo lodevole! È necessario far gruppo, ritrovarsi, parlare dei problemi e soprattutto cercare delle soluzioni. Facci sapere cosa pensi delle proposte al sito prendiposizione.org e fai circolare la voce. Ci sentiremo presto!

  2. paola October 3, 2011 at 11:26 pm

    Ciao, grazie .
    “Da ottobre, si organizzeranno incontri con esperti del mondo del lavoro. Studiosi, giuristi, consulenti ed esponenti delle parti sociali si confronteranno sulle proposte della campagna, tenendo conto degli interventi dei partecipanti alla campagna, sia online, sia in piazza”

    Come posso essere aggiornata su questi lavori? a presto.

    • bottleneckanalysis October 4, 2011 at 2:59 am

      La cosa migliore per essere sempre aggiornati è iscriversi alla newsletter su prendiposizione.org
      Comunque, ti farò contattare da chi gestisce gli incontri e la campagna in sé.
      Grazie per l’interesse e a presto

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