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Al Capolinea – Prima Parte

Oakland, California

Al Capolinea - Emanuele Macaluso (2007)

Nell’agosto del 2007, al caldo del sole ragusano, stringevo tra le mani il libello di Emanuele Macaluso, politico troppo anziano e navigato per avere i peli sulla lingua. Freschissimo di stampa, mio padre lo aveva appena comprato, ma io gli tolsi subito il piacere di sfogliarlo. Ero molto curioso di leggere un’analisi di ciò che stava accadendo in Italia. Ero infatti appena tornato dall’Andalusia, dove avevo studiato per un anno, e avrei dovuto utilizzare il mio tempo per finire di scrivere la tesi, piuttosto che stare seduto su una sdraio a sogghignare di seguito alle frecciate del vecchio comunista.

Ma è così che va la vita. Alla fine, la tesi l’ho finita e mi è pure piaciuta. Ma quella pausa mi servì per comprendere quali perverse dinamiche stavano coinvolgendo i principali partiti italiani. A due mesi dalle primarie per scegliere il segretario nazionale del nuovo Partito Democratico, Macaluso scriveva che il PD era nato “al capolinea”. Fermo, senza una meta, senza impulsi al motore. La “fusione a freddo” di Margherita e Democratici di Sinistra, secondo chi aveva militato nel PCI mantenendo un’integrità personale e politica formidabile, non avrebbe funzionato.

Nel 2005, Salvatore Vassallo mi spiegò dalla sua cattedra i concetti fondamentali dello studio della politica. Dove finiscono i discorsi da bar e dove comincia la “Scienza”. A metà percorso, mi fermavo spesso a parlare con il professore durante le pause e all’esame scherzammo pure sul porcellum appena introdotto. Al mio ritorno in facoltà, stavolta all’inseguimento della Specialistica, Vassallo avrebbe approfondito, proprio in quell’autunno del 2007, quali sono i meccanismi che guidano il voto e la scelta politica e partitica. Lì mi innamorai di una “scienza di cartone”, le conseguenze dei sistemi elettorali. Da sempre mi incuriosiva comprendere come questi siano stati utilizzati come armi politiche dalle maggioranze parlamentari, per poi spesso non essere in grado di tradurre in pratica l’ingegneria elettorale abbozzata con alcuni modelli. Avrei chiesto a Salvatore Vassallo di diventare mio relatore e mi sarei tuffato in interessanti calcoli, se alcune coincidenze non mi avessero portato ad interessarmi del mondo post-sovietico nel semestre successivo. Alla fine, però, è stato un incastro fortunato, visto che nella primavera del 2008, alle elezioni parlamentari, Vassallo fu eletto tra le liste compilate dal PD, mentre ero ancora in cerca di un relatore.

Il mio mentore per l’analisi dei processi politici era andato a Roma. Io speravo che riuscisse a fare un po’ di pulizia tra i banchi parlamentari e nei congressi di partito. Purtroppo lo spirito di conservazione ha prevalso. Prima di Margherita e DS infatti, c’erano la DC e il PCI, due capisaldi della conservazione, due chiese che rispondevano a due dèi diversi. Il loro scopo principale durante la guerra fredda è stato di occupare il governo (l’una) e di non occupare il governo (l’altro). Così, dopo la caduta del muro e la diaspora comunista, invece di fare il salto verso il riformismo, rossi e bianchi hanno indossato gli abiti buoni e sono andati a cena. Mentre erano fuori, come nel famoso detto, il Topo di Arcore si mise a ballare. Lo sconquasso che procurò al sistema politico era totale nel 2007, tanto grave che bianchi e rossi decisero di fondere i propri ranghi e creare una forza che potesse, in virtù dell’esperienza del governo Prodi, caratterizzarsi come il nuovo grande partito delle masse immobili, una “balena rosa”.

Senza considerare la scelta infelice di creare un partito durante un governo a maggioranza risicata, minando la base parlamentare e creando un soggetto politico amorfo e senza legittimazione, il PD rappresentò la virata della politica verso il marketing elettorale. Invece di trovare il coraggio di scannare il porcellum ed evitare il macello della scelta popolare, il PD formava un conglomerato centrista che sperava di raccogliere i voti di DS+Margherita+altri moderati in quanto l’utilità di votare per un unico partito (o un cartello già coalizzato) era, secondo il segretario Veltroni, più alta rispetto al voto per una coalizione. Stravolgendo de facto molti dettami costituzionali e legali, la politica metteva il sistema elettorale al servizio dei suoi interessi, compilando furbamente le liste e scrivendo il nome del candidato premier sui simboli, nonostante tale compito non sia delegato al popolo, ma al Presidente della Repubblica. E intanto, Prodi doveva tenere insieme i “poltroni” dell’Udeur e i “massimalisti” con falce e martello, mentre faceva l’ospite di pietra nel PD.

Così Prodi cade, si va alle elezioni e il PD perde malamente le elezioni facendo registrare meno voti rispetto alle precedenti tornate. Come risultò da una chiacchiera con il professor Vassallo, era proprio improbabile che il PD riuscisse a mantenere entrambe le basi elettorali. Soprattutto se diceva di voler “correre da solo” mentre si fidanzava con il qualunquismo dell’Italia dei Valori e nonostante la chiamata al “voto utile” abbia avuto una presa decisiva sui confusi ex-elettori di DC e PCI. Durante l’ultima legislatura, il PD ha cambiato due segretari (Veltroni dimessosi dopo le elezioni e Franceschini, che nessuno si ricorda più grazie al suo carisma e alle sue decisive prese di posizione), ha perso ulteriori consensi ed elezioni e ha dimostrato che anche la leadership può frantumarsi così come era stata artificialmente creata (Rutelli e l’Api, l’esodo DS verso SEL e PSI).

Questa breve storia del PD non comprende tutte le vicissitudini più comiche, le campagne sbagliate di Bersani smanicato, gli autogol parlamentari della Binetti e del suo cilicio, la timidezza durante le crisi di governo a partire dall’estate 2010, fino al tardivo salto sul carro dei vincitori referendari lo scorso giugno e il caloroso benvenuto al prof. Monti, che sta mettendo in ginocchio il Paese intero, compresi i radikal-chic (con la kappa) che salutavano con piacere la fine dell’era del sorriso forzato. Questa breve storia prepara il campo al prossimo intervento, che parlerà del ruolo del PD in Sicilia. Senza sconti.

p.s.: il prossimo intervento arriverà tra circa una settimana, dato che attraverserò l’Atlantico verso casa, passando per Londra.

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