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Buongiorno Inquisizione

Giarre, Italy

Lo scorso martedì, mentre cercavo invano di svegliarmi, ho letto una notizia assurda su Dante. Ho scritto d’un fiato un post in inglese, visto che non c’era notizia di questo in lingua straniera. Dopo varie richieste dai miei fan più sfegatati, ecco la traduzione. Buongiorno, Inquisizione.

L’unico sito web che riportava la notizia in lingua inglese era catholic.com, ma vi risparmio i commenti. Sul Corriere della Sera si legge:

La Divina Commedia deve essere tolta dai programmi scolastici: troppi contenuti antisemiti, islamofobici, razzisti ed omofobici. La sorprendente richiesta arriva da «Gherush92», organizzazione di ricercatori e professionisti che gode dello status di consulente speciale con il Consiglio Economico e Sociale delle Nazioni Unite e che svolge progetti di educazione allo sviluppo, diritti umani, risoluzione dei conflitti.

Lo dovetti leggere più volte, fare un po’ di ricerca e controllare le fonti prima di poter finalmente dire che non si trattava di un falso. Peggio ancora, scopro che la presidente dell’organizzazione è italiana, Valentina Sereni. Al di fuori dei confini italiani, nel più fortunato dei casi le scuole offrono solo nozioni rudimentali sulla Commedia dantesca, mentre invece nelle scuole superiori italiane si studiano i suoi versi per tre anni. Un capolavoro che definito “divino” solo dopo la sua conclusione, dato che parlava di e si avvicinava a una perfezione lirica e sacra. Quest’opera, insieme a poche altri esempi contemporanei, contribuì alla codificazione della lingua italiana, di contro rispetto al latino ecclesiastico, incomprensibile ai più e usato come arma dalle classi aristocratiche. Dante prese quello che rappresentava il volgare, la lingua dei contadini, degli artigiani, e la trasformò in lirica. Dante era anche un anticlericale e un proto-nazionalista che predicava la supremazia dell’uomo bianco senza neanche pensarci su. Ma eravamo nel tredicesimo secolo, nel Medio Evo!

L’eredità di Dante per me rappresenta soprattutto la ribellione contro lo status quo. Basterebbe guardare chi viene inserito in ciascun circolo infernale. È pieno di papi, nobili, nemici personali e figure mitologiche. Alighieri non salva alcuno dal giudizio di Dio, che in realtà è il suo personale. Le sue taglienti critiche ai costumi e agli usi sono inimitabili, a tal punto che gli italiani ancora lo citano quando vogliono rivolgere un’astuta offesa al proprio avversario. Impudico e irrefrenabile, l’Inferno è il preferito di tutti. Mi piacque anche il Purgatorio, dove la politica e le zuffe medievali la facevano da padrone. Il Paradiso era troppo sdolcinato e paradisiaco per catturare il mio cuore agitato da adolescente, pertanto sospendo il mio giudizio finché non lo leggerò in anni più maturi.

Aspetta! E se non me lo permettessero? Quello che questo “consulente speciale” dell’ECOSOC sta cercando dire all’ONU è che Dante non va letto, esattamente a causa del suo linguaggio inadeguato e offensivo nei confronti di ebrei, mori e omosessuali. Non riuscendo a comprendere cosa sia adeguato e “quando”, Gherush92 bandisce inter Canti. Prima di alzare la mano e ricordare a queste persone chi usava bandire, o bruciare, i libri in passato, dovremmo prima ragionare sulla nozione di adeguatezza e di “politicamente corretto”. Le parole possiedono e mutano di significato e io non capisco perché dovremmo artificialmente imporre costrizioni nel linguaggio.

La grammatica e l’etimologia mi sono molto care. Faccio tesoro di quello che leggo e cerco di replicare i miei pensieri al massimo della precisione, impiegando le parole e le strutture più adatte. Non è un segreto che io parli e scriva lentamente, e questa è proprio la ragione principale. Usa parole inadatte e sarai letto e ascoltato, o peggio classificato ed etichettato, in un modo che è lontano dal tuo vero carattere. Non credo ci sia niente di peggio che finire in questo cul-de-sac. Non è necessario far di sé un marchio, sempre diverso dagli altri, ma è sano definire il proprio carattere con una scelta di parole molto precisa. Questa scelta è “politica” in ogni senso, per questo odio il cieco inseguimento del “politically correct”.

Nel 2000 non puoi dire “negro” e probabilmente si dovrebbero bleepare tutte le citazioni di quella parola negli spettacoli radiofonici, e cassare quella parola da libri e articoli scritti negli ultimi due secoli. Non si può dire “ebreo” (con un tono negativo) in nessuna lingua, e quindi bisogna cancellare, obliterare qualsiasi menzione di quella parola (in quel modo) dalla letteratura. Di modo che le culture dominanti possano garantire una salvezza da dizionario agli “ex” popoli oppressi, rendendo alcune parole “illegali”, o semplicemente inadeguate. Tale pratica priva i nostri vocabolari di parole che ci hanno definito in passato, impoverendo il modo in cui parliamo e ci definiamo nel presente.

Per ore, giorni e settimane ho intrattenuto duri e appassionati dibattiti sulla censura con la persona che amo. È sempre divertente e interessante avere certe discussioni con una persona, le cui opinioni sono così importanti per te. Ella stava dalla parte della non-censura, in alcun modo, mentre io ero più una persona da “politicamente corretto”, o meglio “adatto e corretto”. Oggi, Dante mi ha fatto comprendere che era lei ad avere ragione, fin dall’inizio. Nonostante io continui a pensare che sia molto importante che le parole vengano usate in modo da definire in maniera propria (più che in maniera “adatta”) il significato ricercato, non trovo ragionevole la censura. Tagliare, bleepare e cancellare sono strumenti in mano ai potenti, usati per costringere la libertà di parola di chi nulla ha. Il discorso “consono, opportuno” è generalmente meno libero rispetto al suo fratello “inopportuno”.La censura ex post, come nel caso odierno è capitato a Dante, rappresenta un chiaro disegno per il declassamento della cultura a mero servizio delle “buone maniere”. Solo qualche mese fa, in America, “Shit questo e quello say” era un tema caldo su YouTube. Gli spettatori ridevano con quei video perché spesso si rivedevano cadere negli stereotipi che quegli attori improvvisati portavano all’esagerazione. Credo che sia inopportuno generalizzare gli atteggiamenti personali in maniera così categorica: equivale a sottovalutare le differenze tra individui che condividono genere, cultura e stile di vita. Ciononostante, è necessario capire che le buone maniere con le quali deprechiamo tali atteggiamenti è un segno di censura. Se io inserissi termini omofobici o razzisti in un mio sfogo, mi piacerebbe essere definito omofobico o razzista. Ciò che una società non dovrebbe fare è impedire alle persone di esprimere quello in cui credono. Giordano Bruno, insieme a tanti altri, fu bruciato vivo per aver dato forma di parola ai suoi pensieri “inopportuni”. La stessa Divina Commedia fu bandita per molti anni. Galileo dovette negare se stesso di fronte a una giuria per salvare la propria vita dal patibolo, nonostante quello che abbia detto si sia rivelato non solo adeguato, ma anche scientificamente corretto – a seguire l’esempio di Gherush92, dovremmo bandire Dante per essere antiscientifico, dato che si riferiva al pianeta Terra come a una superficie piatta!.

Voltaire espresse con sapienti parole quella che penso debba essere la massima delle persone illuminate: “Non condivido la tua opinione, ma morirei per difendere il tuo diritto di esprimerla”. Adesso vado a comprare qualche copia della Commedia. Non vi dirò dove le nascondo, così potrò somministrare alcune di queste ai giovani di domani, quando l’Era Oscura della censura e dell’ignoranza arriverà.

p.s.: al Liceo leggevo avidamente Dante. Ma non mi sono trovato quasi mai d’accordo con il Poeta. Mi piacevano il suo modo di scrivere e il suo coraggio nel ribellarsi. Tuttavia, non ho scritto per difendere le sue idee, ma per difendere appunto il suo diritto, anche post mortem di esprimerle, e per definire la censura nella maniera più accurata possibile: “una montagna di merda”.

 

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