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Ancora un momento. Sto per finire

Giarre, Italy

Ho finito di leggere un bellissimo libro. Non si può dire che io abbia proprio finito. Il libro stesso non comincia e non finisce. Anzi, inizia dieci volte e non finisce altrettante. L’unico filo conduttore è la scrittura. La lettura e il viaggio sono parte fondamentale dell’opera. Uno sforzo quasi perraultiano nel codificare, ma al tempo stesso decodificare, l’arte dello scrivere. Un tentativo di comprendere le cause che ci inducono a sfogliare carta finemente rilegata che riporta fitti caratteri di stampa. Un’avventura salgariana tra mari, monti e stazioni veri, immaginari, o verosimili. Si fa prima a leggerlo che a descriverlo – anche se a dire la verità, un attimo di scoramento e senso di sconfitta mi aveva preso circa a metà delle sue 300 pagine, ma credo che anche questo faccia parte del piano dell’autore. Ecco un estratto del libro, uno che riflette bene le mie sensazioni in volo. Non che Calvino abbia bisogno di pubblicità, ma quando qualcosa mi colpisce così, preferisco scrivere per ricordarlo.

Da Italo Calvino, Se una notte d’inverno un viaggiatore…, Einaudi, 1979

Ti allacci la cintura. L’aereo sta atterrando. Volare è il contrario del viaggio: attraversi una discontinuità dello spazio, sparisci nel vuoto, accetti di non essere in nessun luogo per una durata che è anch’essa una specie di vuoto nel tempo; poi riappari, in un luogo e in un momento senza rapporto col dove e col quando in cui eri sparito. Intanto cosa fai? Come occupi quest’assenza tua dal mondo e del mondo da te? Leggi; non stacchi l’occhio dal libro da un aeroporto all’altro, perché al di là della pagina c’è il vuoto, l’anonimato degli scali aerei, dell’utero metallico che ti contiene e ti nutre, della folla passeggera sempre diversa e sempre uguale. Tanto vale tenerti a quest’altra astrazione di percorso, compiuta attraverso l’anonima uniformità dei caratteri tipografici: anche qui è il potere d’evocazione dei nomi a persuaderti che stai sorvolando qualcosa e non il nulla. Ti rendi conto che ci vuole una buona dose d’incoscienza per affidarsi a congegni insicuri, approssimativamente guidati; o forse questo prova una inarrestabile tendenza alla passività, alla regressione, alla dipendenza infantile. (Ma stai riflettendo sul viaggio aereo o sulla lettura?)

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