bottleneck analysis

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Monthly Archives: May 2013

Which Side Are You On?

Tallinn, Estonia

DISCLAIMER-THAT-I-DON’T-NEED: I may or may not have made references to past, current, or future employers/schools/publications/friends. The internet is not a real place anyways.

Throughout my mature life, I was/am/will be torn in between controversial issues for my own beliefs. Working for a company/organization which has interests in furthering what I hate the most (wars, economic blockades, antagonistic discourses, racism, supremacism, machism…). Writing articles that make people working in these places/publications twitch and edit it all out or refuse it. Working for a government that despises its own Constitution, which says that “Italy repudiates war” and still our army kills and gets killed in armed conflicts abroad, among other horrible things. Studying and getting a bursary to link and justify a regime with limited freedom to the eyes of armchair bureaucrats and intellectuals in Europe. Keeping my friendship (or even Facebook friendship) with people whose beliefs are so distant from mine that I can’t believe our relationship even started. Possibly applying to work for energy companies that pollute, exploit, and corrupt (all of them?). Arguing in academic circles about the relevance of the use of a confrontational and biased attitude from our Western (or sometimes Semi-Western) perspective built by newspaper articles and rhetoric from various pundits (isn’t the purpose to understand and analyze? Aren’t we just judging and misrepresenting instead?).

Coping and sucking it up has become a true skill of mine. I should put it in my CV: “I will be able to withstand all the bullshit that goes on at your workplace”.

But isn’t that what most of us does every day? What am I complaining about? I am sick of this fake “courage” of mine that pushes me into dead ends where I can only realize how awful the world can be on this side. While I try to gain the necessary courage to successfully make the move to a side that is more in line with my thinking, I will keep learning to the tiniest details what is bad and needs to be eradicated.

 

 

I’m on that side. The other one.

New adventures

Tallinn, Estonia

Getting to a country where you have no clue about the local language is tough. Buying food is tough: what exactly am I buying? I just figured out how the announcements on the bus work. I get names and streets confused all the time, I can’t pronounce anything correctly. It has never happened to me before (maybe in Paris… Yes, I’m being sarcastic). It is also absolutely my fault, because the lack of time impeded me to get a grasp of this difficult language.

Now, in the streets of Tallinn, I hear more Russian than many here admit. Right now, a lady is saying да и нет on the phone.

The modern European feeling is mixed with the Soviet-era apartment blocks and the cute and medieval old town.

Clean and tourist-friendly, this small capital city could teach a lot to many West European cities. Its long summer days are about to start and humidity has allowed the flowers to bloom.

My part-time job will be the first of the new adventures. Some activities are still ongoing, like the preparation of a co-authored book chapter, a long paper, and 4 presentations about them.

These are going to be, again, very busy months. And the blog activity will be the first to suffer. Also because the e-magazines with which I am collaborating (The Hidden Transcript and VostokCable) would probably prefer that I devoted my time to writing for them.

Le novità e il razzismo

Glasgow, UK

Mentre in Italia la democrazia è sospesa, in un periodo storico nel quale le elezioni politiche non danno risultati politici, quando viene chiesto a un Presidente della Repubblica uscente di “salvare la partia” e ripetere l’esperienza, nella discontinuità più evidente con la storia parlamentare repubblicana, proprio nel momento in cui un democristiano “giovane” sceglie un esecutivo con molte donne e “non divisivo”, ecco che l’Italia si riscopre razzista.

Comedovequando? La nomina a  ministro dell’Integrazione di Cecile Kyenge Kashetu, medico di origine congolese, ha fatto sollevare molte sopracciglia sia nel mondo politico sia in quello del bar dietro l’angolo. Una “nera” ministro! Non era mai successo nella storia repubblicana – e non ha alcuna relazione con la sospensione della democrazia, anch’essa una novità repubblicana. Dall’insediamento al Quirinale ecco il fuori onda “ma come si pronuncia?”, dai siti nazisti ai leghisti, tutti hanno sparso un pizzico di razzismo sulla vicenda. Qui sotto un estratto da Repubblica del 30 aprile:

“Scimmia congolese”. “Governante puzzolente”. “Negra”. “Negra anti-italiana”. “Vile essere”. “Faccetta nera”. E poi: “Il giorno Nero della Repubblica”, con sotto la sua foto. Fino a un “ministro bonga bonga” (il copyright è del fine pensatore leghista Mario Borghezio che Cécile l’ha già ribattezzata “faccia da casalinga”, “scelta del cazzo”, una che è arrivata lì “perché si sarà arruffianata qualche gerarca del Pd”).

Repubblica va a cercare gli insulti su benitomussolini-dot-com. Ma non ci sarebbe bisogno di andare così lontano nel mondo del web per trovare espressioni di tale ignorante e diabolica bassezza. I vicini di casa, gli amici al bancone del bar, le nonne dietro l’asse da stiro, tutti hanno avuto un momento di difficoltà interpretativa di fronte alla nomina di un ministro di colore. Vanno bene le “coloratissime” squadre di calcio e basket, con gli oriundi vinciamo campionati e mondiali. Vanno bene i poveri disgraziati che ci vendono occhiali taroccati sulle spiagge mentre noi ci abbronziamo. Ma le decisioni politiche? Quelle devono restare in mano agli “italiani”.

Ma chi sono questi italiani? Quelli che non sanno coniugare i verbi al congiuntivo, o che lo scambiano con il condizionale (siciliani, parlo con voi)? Quelli che dicono “ho rimasto” (Romagna!!!)? Quelli che sostituiscono il “te” al “tu” (lumbard, parlo con te)? Oppure quelli che non conoscono le differenze tra Gramsci, Matteotti e Moro (alunni del SID di Forlì), quelli che non capiscono l’importanza del XX Settembre, quelli che non sanno che la Calabria non confina con la Campania, quelli che non riconoscono l’importanza dello studio di Dante e Bufalino, oltre che di Montalbano?

E chi è razzista? I puri del Nordest che insultano i “colorati” mentre li sfruttano nelle fabbriche e nelle campagne? Gli ignoranti siciliani di cui parlai un anno fa?

No, gli italiani sono quelli che in Italia hanno vissuto, ci sono nati, ci vivranno. Quelli che partecipano alla costruzione della comunità nella società. Molti dei rosei che vivono nello stivale sono meno “italiani” dei più scuri di pelle che ci vivono accanto. Ius soli? Yes, caro Maroni. Chi nasce in Italia non deve essere costretto a “tornare al suo Paese” quando arriva alla maggiore età. Perché il “suo” Paese è proprio l’Italia!

Il problema del razzismo talmente aperto da generare sdegno a prima vista non è la questione più pressante, ahimé. Il motore immobile di questa ventata razzista, il momento razzista fondamentale è stato generato proprio dall’impalpabile presidente del consiglio. La scelta di Letta di assegnare a Kyenge il Ministero dell’Integrazione rappresenta la principale scelta razzista sul caso apertosi. La logica del “visto che è nera, capirà i problemi dei migranti” non è altro che l’affermazione che il problema del razzismo si trova principalmente nel discorso politico. Più di 5 milioni di persone di origini straniere vivono in Italia e l’unica cosa che il governo riesce a pensare è di dare a una loro “simile” un ministero. L’integrazione, o meglio la convivenza, non si raggiunge grazie a un ministero o al colore del ministro. L’Italia avrebbe potuto dare un segnale contro il razzismo inerente alla nostra cultura poco cosmopolita dando a Kyenge o a chiunque altro, di qualsiasi colore, un ministero “attivo”, rilevante e magari con portafoglio.

Ad esempio, visto che Kyenge è un medico, perché non affidarle il Ministero della Salute? No, il trasparente-presidente ha deciso di affidarlo alla berlusconina Beatrice Lorenzin, che dall’alto della sua maturità classica sicuramente coglierà in un batter d’occhio tutti quei complicati prefissi di origine greca.