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Le novità e il razzismo

Glasgow, UK

Mentre in Italia la democrazia è sospesa, in un periodo storico nel quale le elezioni politiche non danno risultati politici, quando viene chiesto a un Presidente della Repubblica uscente di “salvare la partia” e ripetere l’esperienza, nella discontinuità più evidente con la storia parlamentare repubblicana, proprio nel momento in cui un democristiano “giovane” sceglie un esecutivo con molte donne e “non divisivo”, ecco che l’Italia si riscopre razzista.

Comedovequando? La nomina a  ministro dell’Integrazione di Cecile Kyenge Kashetu, medico di origine congolese, ha fatto sollevare molte sopracciglia sia nel mondo politico sia in quello del bar dietro l’angolo. Una “nera” ministro! Non era mai successo nella storia repubblicana – e non ha alcuna relazione con la sospensione della democrazia, anch’essa una novità repubblicana. Dall’insediamento al Quirinale ecco il fuori onda “ma come si pronuncia?”, dai siti nazisti ai leghisti, tutti hanno sparso un pizzico di razzismo sulla vicenda. Qui sotto un estratto da Repubblica del 30 aprile:

“Scimmia congolese”. “Governante puzzolente”. “Negra”. “Negra anti-italiana”. “Vile essere”. “Faccetta nera”. E poi: “Il giorno Nero della Repubblica”, con sotto la sua foto. Fino a un “ministro bonga bonga” (il copyright è del fine pensatore leghista Mario Borghezio che Cécile l’ha già ribattezzata “faccia da casalinga”, “scelta del cazzo”, una che è arrivata lì “perché si sarà arruffianata qualche gerarca del Pd”).

Repubblica va a cercare gli insulti su benitomussolini-dot-com. Ma non ci sarebbe bisogno di andare così lontano nel mondo del web per trovare espressioni di tale ignorante e diabolica bassezza. I vicini di casa, gli amici al bancone del bar, le nonne dietro l’asse da stiro, tutti hanno avuto un momento di difficoltà interpretativa di fronte alla nomina di un ministro di colore. Vanno bene le “coloratissime” squadre di calcio e basket, con gli oriundi vinciamo campionati e mondiali. Vanno bene i poveri disgraziati che ci vendono occhiali taroccati sulle spiagge mentre noi ci abbronziamo. Ma le decisioni politiche? Quelle devono restare in mano agli “italiani”.

Ma chi sono questi italiani? Quelli che non sanno coniugare i verbi al congiuntivo, o che lo scambiano con il condizionale (siciliani, parlo con voi)? Quelli che dicono “ho rimasto” (Romagna!!!)? Quelli che sostituiscono il “te” al “tu” (lumbard, parlo con te)? Oppure quelli che non conoscono le differenze tra Gramsci, Matteotti e Moro (alunni del SID di Forlì), quelli che non capiscono l’importanza del XX Settembre, quelli che non sanno che la Calabria non confina con la Campania, quelli che non riconoscono l’importanza dello studio di Dante e Bufalino, oltre che di Montalbano?

E chi è razzista? I puri del Nordest che insultano i “colorati” mentre li sfruttano nelle fabbriche e nelle campagne? Gli ignoranti siciliani di cui parlai un anno fa?

No, gli italiani sono quelli che in Italia hanno vissuto, ci sono nati, ci vivranno. Quelli che partecipano alla costruzione della comunità nella società. Molti dei rosei che vivono nello stivale sono meno “italiani” dei più scuri di pelle che ci vivono accanto. Ius soli? Yes, caro Maroni. Chi nasce in Italia non deve essere costretto a “tornare al suo Paese” quando arriva alla maggiore età. Perché il “suo” Paese è proprio l’Italia!

Il problema del razzismo talmente aperto da generare sdegno a prima vista non è la questione più pressante, ahimé. Il motore immobile di questa ventata razzista, il momento razzista fondamentale è stato generato proprio dall’impalpabile presidente del consiglio. La scelta di Letta di assegnare a Kyenge il Ministero dell’Integrazione rappresenta la principale scelta razzista sul caso apertosi. La logica del “visto che è nera, capirà i problemi dei migranti” non è altro che l’affermazione che il problema del razzismo si trova principalmente nel discorso politico. Più di 5 milioni di persone di origini straniere vivono in Italia e l’unica cosa che il governo riesce a pensare è di dare a una loro “simile” un ministero. L’integrazione, o meglio la convivenza, non si raggiunge grazie a un ministero o al colore del ministro. L’Italia avrebbe potuto dare un segnale contro il razzismo inerente alla nostra cultura poco cosmopolita dando a Kyenge o a chiunque altro, di qualsiasi colore, un ministero “attivo”, rilevante e magari con portafoglio.

Ad esempio, visto che Kyenge è un medico, perché non affidarle il Ministero della Salute? No, il trasparente-presidente ha deciso di affidarlo alla berlusconina Beatrice Lorenzin, che dall’alto della sua maturità classica sicuramente coglierà in un batter d’occhio tutti quei complicati prefissi di origine greca.

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