bottleneck analysis

Fresh insights about energy, politics, travels, sports, music…

Monthly Archives: June 2013

Ballottaggio 2013 – Giarre (CT)

Tallinn, Estonia 

Per la serie “nulla è mai come sembra”, ecco i cataclismi che hanno sconvolto il panorama politico giarrese poco prima del ballottaggio per l’elezione del sindaco. Le previsioni “elettorali” che fanno leva sulla conoscenza dei sistemi di traduzione di voti in seggi, i metodi di assegnazione e di calcolo delle forze partitiche sono, ancora una volta, poco utili alla comprensione degli schieramenti finali in questa infinita campagna elettorale.

Veniamo ai fatti. Dopo una disastrosa tornata elettorale, nella quale la coalizione ha guadagnato soltanto 350 voti rispetto alle amministrative del 2008, ritornando ai seppur magri livelli del 2003 sopra i 2.500 voti, il centro sinistra si sfalda. Nelle due passate tornate elettorali, infatti, la coalizione del centro sinistra aveva espresso il secondo candidato più forte. Questa volta, invece, la coincidenza tra disastro dei partiti e liste civiche, disastro del candidato sindaco e  sistema elettorale è stata fatale a livello politico per il centro sinistra.

Lo sbarramento al 5%, infatti, avrebbe dovuto servire da segnale agli ingegneri elettorali che si occupavano di stilare le liste prima della campagna elettorale. A Giarre, la forza della destra e delle clientele è nota, quindi un centro sinistra che mirasse a vincere  avrebbe dovuto tener conto di ogni particolare. Invece, ci si trincerò dietro i simboli dei partiti, dietro personalità più o meno popolari e forse anche dietro il mal celato desiderio di “sconfitta programmata“.

Dopo la sconfitta, infatti, è sembrato che l’unico obiettivo del Partito Democratico fosse quello di ottenere più seggi possibile, cosa che li ha portati ad appoggiare la coalizione di Salvo Andò. Una inversione di marcia del tutto inaspettata, spinta dalla CGIL di Giarre, dal PD catanese e nientemeno che da Crocetta (il cui simbolo è arrivato penultimo al primo turno). La sorpresa degli alleati della coalizione è stata accompagnata da un’altra strabiliante novità. Il candidato sindaco del centro sinistra si è alleato con l’altro contendente al ballottaggio, Roberto Bonaccorsi. Con la proposta di una vice-sindacatura, Salvo Patanè ha deciso di appoggiare il progetto del suo avversario più distante durante la campagna elettorale. “If you can’t beat them, join them” cantavano i Queen alla fine degli anni settanta.

Cosa significa tutto ciò in termini elettorali? In caso di vittoria di Bonaccorsi, come già detto, i 12 seggi saranno ripartiti tra PdL (6) e le liste civiche collegate (2 ciascuna). I rimanenti 8 andranno alle liste collegate ad Andò (6, incluso uno per il PD) e due andranno a Città Viva di D’Anna. Il PD non guadagnerebbe alcun seggio dall’apparentamento, in questo caso. Se Andò riuscisse a battere Bonaccorsi, il quadro cambierebbe sostanzialmente: Bonaccorsi rimarrebbe con 6 seggi (3 al PdL e uno ciascuno agli altri) e Città Viva otterrebbe i soliti 2. Dall’altra parte, le liste collegate ad Andò al primo turno otterrebbero 9 seggi, in compagnia del PD, che ne otterrebbe 3, diventando la chiave di volta della maggioranza del Consiglio Comunale.

È importante notare che la forza politica più sorprendente delle elezioni del 2013, Città Viva, non si è “apparentata”, seppur si sia schierata timidamente con Bonaccorsi. Questo, in termini elettorali, significa che i consiglieri eletti tra le sue fila saranno due in entrambi i casi e che l’obiettivo sarà utilizzare il Consiglio quale luogo dove esprimere le proprie preferenze caso per caso.

In termini politici, quindi, con l’uscita di scena del PD quale opposizione programmatica alla prossima amministrazione comunale (specialmente in caso di vittoria di Andò), ecco che si prefigura una lotta alle clientele che riecheggia le scorse amministrazioni, stavolta senza una vera anche se minima opposizione in Consiglio. D’altra parte, la mossa di Patanè testimonia quanto sbagliata fu la scelta di imporlo come candidato di un centro sinistra di cui egli non è espressione. La prospettiva di un governo Andò-PD mi spaventa più di quanto mi intrighi. Al contrario, la sconfitta di questa alleanza scomoda sarebbe un segnale gravissimo per il Partito Democratico e segnerebbe il totale fallimento del centro sinistra a Giarre.

Una nota finale sulle preferenze di genere: i due seggi di Città Viva saranno ricoperti da due donne, 1 donna sarà eletta tra le fila dei bonaccorsiani (comunque vada), Tania Spitaleri sarà da sola per il PD in caso di sconfitta di Andò, oppure accompagnata da un’altra democratica. Solo con la vittoria, le liste di Andò eleggeranno donne (3), che saranno assenti in caso di sconfitta. In Consiglio ci saranno 4 donne (in caso di vittoria Bonaccorsi) oppure ben 8, in contrasto con il passato Consiglio che ne ospitava solo due (per altro riconfermate). Un miglioramento in termini di pari opportunità, anche se questo non sembra il principale problema per la città di Giarre.

Elezioni 2013 – Giarre (CT)

Tallinn, Estonia

La mia città alle elezioni e ora al ballottaggio. La campagna elettorale è stata un macello e dopo un decennio di porcate da parte dell’amministrazione Sodano, c’era da aspettarselo. Ho seguito tutto da fuori, anche stavolta. Ma il pallino dell’analisi elettorale è sempre presente e non ce la faccio più a leggere commenti e opinioni varie sui comportamenti elettorali dei giarresi. Perché i giarresi non sono come gli elettori tedeschi, che hanno sapientemente utilizzato il loro voto doppio (uno proporzionale e uno maggioritario, per scegliere i rappresentanti della camera bassa). Anche le forze più piccole, se valide, superano l’ostica soglia di sbarramento in Germania, grazie al supporto personale che i loro candidati riscuotono a livello locale. Ma questo è il profondo nord, con la cultura del voto come diritto, esercizio che non si ferma alla domenica elettorale e che segue e punisce gli errori politici.

Nel profondissimo sud, invece, la punizione politica non esiste. Anzi. L’ormai ex sindaco Sodano era stata eletta con i voti del PdL in entrambi i casi precedenti, salvo poi rompere gli equilibri a metà dell’ultima amministrazione e lasciare che la propria coalizione si sfaldasse (anche se solo sulla carta e non in merito a decisioni chiave che hanno peggiorato la situazione finanziaria e sociale della città). Il “nuovo” è dunque Roberto Bonaccorsi, PdL, commercialista ed ex assessore al bilancio a Catania. Ma il PdL è il “vecchio”, quindi il nuovo deve per forza essere… il vecchio Salvo Andò! L’ex Ministro della Repubblica costruisce una rete di liste civiche, con una sapienza da ingegnere elettorale, e va al ballottaggio. Cenere, nonostante i grandi consensi, per D’Anna (civico), polvere per Patanè (centro sinistra), briciole per Spina (M5S) e Barbagallo (civico).

Tutti questi “civici” potrebbero indicare, in Germania, un rifiuto organizzato per l’establishment e i poteri forti. In Sicilia, invece, si tratta di marchingegni elettorali di distinzione dall’altro, in mancanza di un programma elettorale forte. L’obiettivo è arrivare al lunedì pomeriggio post-elettorale con una manciata di voti in più per poi venderli (o ri-venderli, questo è un discorso a parte) al migliore offerente tra i due duellanti in finale. Una delle questioni più sottovalutate delle elezioni è tuttavia il Consiglio Comunale, il supremo organo di dibattito, il Parlamento del Comune, dove l’opposizione (più o meno la stessa per 15 anni!) ha la possibilità di lottare contro le illecite operazioni delle varie amministrazioni e proporre iniziative per “l’altra metà dei giarresi”. Questa volta, infatti, circa 12.000 residenti saranno senza rappresentanti in Consiglio. I soliti 7 mila hanno preferito non votare (e di questi, molti non si trovano in sede, come il sottoscritto) e 5.400 sono stati esclusi dalla soglia di sbarramento al 5% che ha sacrificato ben 10 liste (nel 2008 solo 4).

Un gravissimo problema dal punto di vista del funzionamento della democrazia elettorale è stato il sistema di voto. La doppia preferenza di genere, introdotta dalla nuova legge regionale è già complicata di per sé. Se poi si introduce anche la non trasferibilità del voto di lista (che di per sé non va anche al candidato sindaco collegato) che non esisteva e non rispetta la volontà “pigra” dell’elettore, allora siamo nei guai. Gli errori con la scheda sono stati tantissimi. Chi non ha sbagliato aveva ricevuto istruzioni molto, forse troppo, dettagliate. Prima di aver studiato la legge, ammetto che avrei sbagliato anche io, perché mi sarei dimenticato di sbarrare il pallino del sindaco. Il voto disgiunto ha come principio la “volontà di disgiungere”, non quello di non decidere.

Dopo questo macello, sia di ricerca dei voti, sia di conta, per molti deludente anche per i motivi sopracitati, nessuno sta parlando dei possibili risultati del ballottaggio. Non solo per quanto riguarda il sindaco (è facile, uno dei due vince). Il Consiglio Comunale avrà diverse configurazioni nei due casi. Infatti, chi sia eletto sindaco porterà con se 12 consiglieri su 20, quale premio di maggioranza. I restanti 8 saranno ripartiti tra chi ha superato la soglia del 5% al primo turno.

Non ho trovato modifiche alla “introvabile” legge elettorale, quindi presumo che la formula di assegnazione dei seggi sia rimasta immutata. Secondo il principio pensato dal belga d’Hondt (metodo del divisore, leggere qualche buon libro per approfondimenti), la proporzionalità dell’assegnazione dei seggi premia i partiti più votati, seppur con una distorsione solo minima della proporzionalità tra voti e seggi. Nel 2008 è stato chiaro anche a Giarre, mentre quest’anno con la soglia di sbarramento si è preferito forzare ulteriormente il sistema verso i partiti più votati.

Hanno superato la soglia in 9. 4 collegati a Bonaccorsi, 3 collegati ad Andò, 1 a D’Anna e 1 a Patanè.

In caso di vittoria di Bonaccorsi, i dodici saranno ripartiti così: 6 PdL, e 2 ciascuna alle altre 3 liste (il PdL guadagnerebbe 1 seggio rispetto al 2008… come premio per il lavoro svolto, immagino).
I restanti 8 dovranno essere ripartiti così: 5 Andò (2- Vitale per Giarre, 2- Comitato Civico e 1- Movimento Civico), 2 D’Anna e 1 PD.

In caso di vittoria di Andò, i 12 saranno ripartiti così: 5- Vitale per Giarre, 4- Comitato Civico e 3- Movimento Civico (la lista Vitale per Giarre guadagnerebbe ben 4 seggi, anche se politicamente la lista è molto distante da quella che ha rappresentato l’opposizione a Giarre negli ultimi 5 anni).
I restanti 8 saranno suddivisi tra: Bonaccorsi (5, tra cui 2 PdL e uno ciascuno per le altre liste collegate), D’Anna (2) e PD (1).

Il ballottaggio dunque  deciderà sostanzialmente il fato di 14 possibili consiglieri, oltre che il nome del sindaco e la sua giunta. Tutto sta a capire bene chi siano questi figuri, se si ha voglia di partecipare alla seconda tornata elettorale. Questi saranno i prossimi a bussare alle porte dei giarresi.

E gli altri? L’opposizione? Tania Spitaleri, councilwoman più votata, rimane tuttavia la sola espressione del PD e non si capisce ancora che tipo di opposizione (se opposizione sarà) che D’Anna rappresenti.

Per i primi anni della scorsa amministrazione si sono visti molti 18-2 in Consiglio. Forse questa volta vedremo invece degli orribili 19-1, da Politburo dei peggiori anni Sovietici. A meno che le divisioni tra favoritismi e clientelismi non creino delle fratture politiche tra i futuri rappresentanti della città. Comunque vada, buon lavoro a Tania.

UPDATE: Ciò detto riguarda la fotografia del presente, prima che le liste non precedentemente collegate ai candidati a sindaco ammessi al ballottaggio si “apparentino” con l’uno o l’altro. PD+Andò significherebbe 2 seggi in più al PD in caso di vittoria del vecchio politico giarrese (e 2 in meno per le liste Andò). Un apparentamento tra D’Anna e Bonaccorsi garantirebbe un seggio in più al primo, a scapito del PdL. Scegliere gli apparentamenti quindi costerà credibilità ai partiti che si erano proposti come alternative e costerà anche qualche “favore” ai candidati sindaco, che a tutti gli effetti sacrificheranno uno o due dei propri consiglieri in favore di coloro che gli avevano fatto campagna contro.

Gassy Friends

Tallinn, Estonia

There should be more “energy” in this blog. Here we look at how energy builds feeble friendships and goes against what in International Relations and everyday media seems to be non-controversial.

Iran has very few friends in the international community. US embargo and sanctions have accomplished the slowdown of foreign economic activity in the country. The Seattle Times summarized it all in early 2010:

German industrial conglomerate Siemens AG said last week that it will stop doing business in Iran by the middle of 2010. European banks such as Deutsche Bank, Commerzbank, UBS AG and Credit Suisse Group have also pulled out of Iran.

In 2010 the Italian ENI was going to be the last big business to leave Iran, only to come back later and announce that their contracts are not covered by the embargo – something that the US has not confirmed. Recently, ENI confirmed the phasing-out of business in Iran once the costs of the current ones are recovered. Given that Iran was one of the gems that ENI was proud of having found during the years of Enrico Mattei, it will be a pretty big loss for the Italian company in general.

This background is just for perspective. Meanwhile, however, non-Western energy is playing a big role in the region, overcoming the obstacles of international sanctions, embargoes and tense relations. With great pride, Armenia and Iran are linked by a gas pipeline since 2008. At the same time, a few kilometers to the East, another gas pipeline feeds the Azeri enclave of Nakhchivan, through swaps between Teheran and Baku. Azerbaijan is not able to send gas via pipeline across Armenia to its citizens in Nakhchivan, so it gets Iranian gas and is paid back with Azeri gas going into the northern and populous regions of Iran. This web of relations could seem silly in a market-driven environment, where the path of pipelines would look more straight and there would be no need to circumvent sensitive regions. But in the heart of the Middle East, reality is more complicated. Turkmenistan swaps its gas as well with Southern Iran, but quantities are not disclosed.

But then you look at Turkey and you scratch your head. Ankara, now under increasing pressures from the population, is the biggest client of Iranian gas (10 bcm). But wait, isn’t Turkey part of NATO? Isn’t NATO… yes, all those consequential questions are legitimate and justified. And just as we care nothing about human rights in Armenia, Azerbaijan, Turkey, and Turkmenistan (just to mention the countries cited here, with which we constantly entertain fruitful relations), the regional gas balance cares little about Western concerns about the Iranian economy. Sanctions and embargoes are precisely intended to weaken the economic stability of an oil and gas potential exporter (although the internal problem in the energy mix are still huge). Therefore, energy trade, or the lack of it, should be the first political tool to use against Iran. By now, the entirety of the West does it. In the region, however, the need for natural gas and of lucrative contracts trumps the political pressures from Washington (and Brussels).

Political friends or enemies, when it comes to business, let’s put a brown bag on our faces and do it. The Western pull out from Iran will certainly contribute to our ignorance of the entire region and foster an antagonistic discourse based on what we think, we hope, we wish was going on “over there”. It’s lucky that there’s people around that write good stuff and open our eyes – in this case on natural gas issues.