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Category Archives: politics

TAPpeti volanti e manganelli

Londra 

Nonostante il blog sia inattivo, mi preme scrivere un attimo di TAP, soprattutto dopo l’indegno articolo de Linkiesta: Tragicomico Sud: la protesta insensata contro il gasdotto in Puglia.

Potrei-ma-non-voglio sottolineare che Francesco Cancellato, autore del pezzo e direttore de Linkiesta, sia quanto di più distante ci sia rispetto a chi in Puglia, sulle sponde dell’Adriatico e alla foce del gasdotto ci vive. Lombardo che scrive che una protesta in Puglia è da “tragicomico sud”, autore di pezzi che ammiccano all’Azerbaigian (anche se solo tangenzialmente) e “vidimatore” di altri pezzi che ammiccano all’Azerbaigian.

Anche io sono fisicamente distante dalla Puglia e dal movimento contro il gasdotto, ma a differenza del Cancellato, qualcosina di energia e di politica internazionale ho studiato.

Qui mi limito ad elencare una lista dei problemi che ho trovato nell’articolo e un’altra lista di problemi proprio del gasdotto.

La Grammatica

Parliamone, di un corridoio lungo 878 chilometri, di cui 550 in Grecia, 215 in Albania, 105 sotto il mare Adriatico e 8 – sottolineiamolo, servirà: otto – in Italia, dalla spiaggia di San Foca sino al confine del comune di Melendugno, in Salento, dove si connetterà con la rete dei gasdotti italiani, che già oggi, con i suoi 13mila chilometri di lunghezza lineare – sottolineiamo pure questo: tredicimila.

Not a sentence. Non ha la caratteristica di una frase, direbbero i miei amici anglofoni (e i miei insegnanti di italiano).

Miracoli dei congressi di partito, oggi pare aver cambiato idea.

Idem come sopra.

Parliamo pure dei 3 milioni di euro che pioveranno nelle casse del comune di Melendugno durante tutti gli anni dei lavori, che si protrarranno per qualche anno.

Qui non è chiaro se i contributi arriveranno ogni anno o se i 3 milioni siano complessivi.

Oltre la grammatica: la supponenza

Per smettere di fare dell’Italia […] la barzelletta d’Europa. E del Mezzogiorno, la tragedia d’Italia.

La maggior parte delle opere incompiute sono (state) finanziate da fondi statali, cioè qualcuno ci mangia. Una sostanziale parte sono anche fondi europei non/mal spesi che sono ritornati a Bruxelles. TAP con questo non c’entra nulla. Se chi protesta viene ascoltato, l’opera si farà e verrà portata a termine.

Nota a margine: oggi il Mezzogiorno è la tragedia d’Italia, ma non mi pare che i giornali italiani abbiano parlato di quei fannulloni mangiapaneatradimento del nordovest quando si protestava la TAV. L’insulto gratuito al Mezzogiorno è forse l’aspetto che più di tutti de-legittima l’articolo di Cancellato.

Il NIMBY

Qualcuno ha già scritto che non si tratta di NIMBY, non è campanilismo di quarta serie, ma attenzione per l’ambiente. Molti pugliesi vogliono che TAP si faccia, solo non dentro una riserva naturale. Altri pugliesi non la vogliono per ragioni di NIMBY, altri per motivi politici, ma perché buttare tutto in un calderone “tragicomico”?

Il contributo di TAP al fabbisogno italiano/europeo

L’Italia consuma tra 65 e 75 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Il 90% di questi è importato dall’estero. Il 51% del gas importato viene dalla Russia attraverso gasdotti di epoca sovietica che attraversano (e riforniscono) mezza Europa. L’Europa consumava oltre 500 miliardi di metri cubi di gas all’anno fino al 2013, adesso si attesta a circa 470 miliardi. Di questi l’Europa importa circa il 70%. La Russia, che non ha mai tagliato i rifornimenti (se non all’Ucraina) continua a esportare gas come sempre e si prepara a dover pagare anche qualche penale per aver imposto un prezzo troppo caro un lustro fa. Circa il 40% dei volumi di gas importati in Europa arrivano dalla Russia.

TAP, sponsorizzato in lungo e in largo quale risposta alla dipendenza dalla Russia, porterà sulle spiagge pugliesi ben 10 miliardi di metri cubi di gas. Il 2.5% del consumo annuale europeo. Trattasi di niente. Se fossimo dalla parte dell’ambiente, chiederemmo alla Russia o all’Algeria o alla Norvegia di fornire ulteriori 10 miliardi di metri cubi senza costruire altre infrastrutture. O meglio, se veramente fossimo dalla parte dell’ambiente, troveremmo il modo di consumare il 2.5% in meno di energia.

E poi, Cancellà, risparmiaci i dati sui gasdotti che non subiscono incidenti al di sopra di un certo millimetraggio. Vai a vedere i danni ambientali che incidenti (che ovviamente sballano le statistiche) che coinvolgono il gas naturale hanno causato in tutti gli angoli del pianeta.

La politica internazionale del gasdotto inutile

Il Dipartimento di Stato americano e Bruxelles hanno spinto così tanto per il famigerato Southern Gas Corridor come risposta all’egemonia energetica Russa che si sono trovati con nulla in mano. Il maestoso progetto Nabucco si è trasformato in TANAP (16 miliardi di metri cubi dall’Azerbaigian alla Turchia) + TAP (10 miliardi di metri cubi dalla Turchia all’Italia attraverso la Grecia e l’Albania). Dalle enormi ambizioni alla striminzita realtà.

Trans_Adriatic_Pipeline

Per usare un titolo che quelli in giacca e cravatta responsabili di quest’inutile infrastruttura capiranno: “Ghiaccio su pene

Ma perché si spinge così tanto? Perché conviene. TAP è un consorzio di compagnie registrato a Baar, in Svizzera, dove molte entità offshore fanno il bello e il cattivo tempo senza pubblicamente dichiarare i loro bilanci. Oltre a BP, l’altro principale shareholder è SOCAR, la compagnia di bandiera azera. E c’è pure Snam, quindi ci sono interessi italiani con i quali Cancellato avrebbe dovuto fare i conti: non è “solo un investimento straniero che stiamo rifiutando”.

Ma stiamo in Azerbaigian, lungamente criticato per l’oppressione delle libertà e dei diritti umani, dove giornalisti e attivisti vengono arrestati ogni giorno, letteralmente. Ma vabbè anche Putin è cattivo e quindi non importa la qualità del regime per scegliere i fornitori di gas. Dalla chimica alla metafora, il gas puzza ancora meno del denaro.

I problemi sono di trasparenza: l’Azerbaigian è stato di recente espulso dall’EITI, un’iniziativa transnazionale per assicurare che certi standard amministrativi, ambientali e finanziari siano rispettati dalle compagnie che si occupano dell’estrazione e della vendita di materiali del sottosuolo, tra cui ovviamente il gas. Secondo l’EITI, l’Azerbaigian non rispettava gli standard. La Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo l’anno scorso aveva lanciato un monito: se l’Azerbaigian non migliora gli standard di trasparenza, il prestito promesso per TANAP+TAP potrebbe saltare.

I manganelli

Dopo aver visto la polizia entrare con forza in una biblioteca universitaria a Bologna e dare mazzate qua e là pensavo di aver visto abbastanza per quest’anno. E invece no. Il Comitato NO TAP ha protestato a San Foca nel sito dove TAP sta conducendo i lavori preliminari di scavo e di espianto di ulivi ed è stato caricato più volte, nonostante la protesta fosse incredibilmente pacifica. Un pacifismo quasi esagerato, visto che c’erano ulivi su camion che venivano portati via come automobili su un carroattrezzi.

Ebbene, chi sta difendendo cosa? La polizia (e il governo che ce l’ha mandata) in tenuta anti-sommossa non difende il territorio, ma una compagnia di dubbia trasparenza che vuole costruire un gasdotto di dubbia importanza nel bel mezzo di una riserva naturale.

Chi, a distanza, difende il “progresso” senza capire le ramificazioni politiche, sociali e ambientali è “tragicomico”. Oppure, ma non vorrei essere maligno, è a libro paga di un dittatore.

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Stampa estera, Foreign press, зарубежная пресса

Almaty, Kazakhstan 

This is a trilingual post, perché non mi capiscono когда по-итальянский говорю.

Dieci giorni fa, un blog kazako ha ripreso un mio articolo apparso su “L’Indro” sull’Affaire Ablyazov.Fin qui, ero contento.

Poi ho scoperto, che per un problema di interpretazione dei pronomi utilizzati, il curatore dell’articolo aveva fondamentalmente travisato il messaggio che avevo scritto.

Avrei detto che un giovane imprenditore sarebbe diventato il prossimo presidente del Kazakistan. E lo sapevo solo io?

No, secondo il blog, la loro fallace interpretazione delle mie parole rifletterebbe un sentimento condiviso nella stampa estera.

Di nuovo, contento di essere letto con attenzione in Kazakistan, ma contrariato dall’incapacità di tradurre per bene (dall’italiano al russo).

Ho lasciato un commento sul post, ma solo dopo che più di 4.000 persone avevano visitato la pagina.

Ora capisco come si creano i cicloni di false notizie.

Andiamo avanti.

Ten days ago, a blog in Kazakhstan reported an article of mine on the Ablyazov Affaire, published on “L’Indro”.Up to this point, I was happy.

Then I discovered that, due to a problem with the interpretation of the pronouns I used, the person that blogged the piece fundamentally missed the point of my message.

I apparently said that a young entrepreneur would have become the next president of Kazakhstan. And was I the only one who knew?

Not according to their blog. In their opinion, the fallacious interpretation of my words reflects a feeling common in the whole foreign press.

Again, I’m happy that people in Kazakhstan read me, but I’m grumpy, for they are incapable of translating well (from Italian into Russian).

I wrote a comment on the post, but only after more that 4,000 people had visited the page.

Now I know how small mis-interpretations become hurricanes of false news.

Let’s go forward.

Десять дней назад, блог в Казахстане сообщил, мою статью на Аблязова Affaire, опубликованным на “L’Indro”.До этого момента, я был счастлив.

Тогда я узнал, что, из-за проблем интерпретации местоимений, которые я использовал,  блогер существенно ошибился мысль моего сообщения.

Я, видимо, сказал, что молодой предприниматель стал бы следующим президентом Казахстана. И был я единственный, кто знал?

Не по их блога. По их мнению, ошибочна интерпретация моих слов отражает общее мнение, которое можно увидеть на зарубежной прессе.

Опять же, я счастлив, что люди в Казахстане меня читают, но я я недоволен, потому, что они не смогли хорошо переводить (с итальянского на русский).

Я написал комментарий на блоге, но только после более 4000 человек посмотрили страницу.

Теперь я знаю, как маленькая плохая интерпретация становятся ураганы ложных новостей.

Давайте вперед пойдём.

Anti-anti

Giarre, Italy

I haven’t posted a thing in a while, mostly because of my crazy schedule for the last 45 days. Today it’s raining and I have to do several other things, so here I am posting a very French story. In other news, I have updated my list of publications in English and Italiano.

So, a French calcio-player that I never liked (Anelka) celebrates a goal with a gesture invented 4 years ago by an Anti-Zionist (and a little too far right) French comedian, which was quickly linked to anti-*semitic* behavior. French president (Social Democrat) bursts: “We must approve and support the government and the interior minister in the face of words or actions whose anti-Semitic character cannot be denied,” Hollande told journalists during a visit to Saudi Arabia.

In this instance, I find myself on the side of the player and the comedian. When I first read the news, the gesture was characterized as anti-semite on the title and anti-zionist in the body of the articles. Which goes to say how well educated journalists are nowadays. However, Jewish (and also Zionist) associations started shouting around that this behavior was inadmissible. The president did the same, from his very socialist political position and from his visit to the very democratic country of Saudi Arabia [I think I had an overdose of sarcasm here].

How can a self-declared revolutionary socialist stand by a far-right (so the papers say) comedian who invents a stupid gesture that looks like (with a bit of imagination) a reverse Nazi salute? Because if it’s an anti-zionist gesture, it is as another person said in a video: “You the Zionists who using the Holocaust to terrorize us and to prevent us from criticizing a neo nazi state that is the state of current Israel, this manipulation does not work anymore, that’s what it means”.

“But they do those gestures at Holocaust remembrance sites”, they say. Well, that might be offensive, but can also be a rupture with the self-censorship that refrains from saying that what was wrong then is wrong now. There cannot be a double-standard with the subject who, alas, created the first standard. The suppression of Arabs, the colonization of their land, and the increasingly uncompromising stance in international relations by the Israeli leadership clearly define who’s far-right and who’s against them.

Then again, this could be just a cover to justify Nazi behavior and anti-semitic hatred in Europe (would they accuse Israel of Nazi behavior, though? I’m not sure). But wasn’t it a (Communist) Frenchman who warned of the existential glitch in the personality of Jews that could turn them into involuntary anti-semites?

Il #petrolio di #Rosneft va in #Cina

Tallinn, Estonia

È cominciata oggi la mia collaborazione con L’Indro, una testata giornalistica indipendente che viene pubblicata ogni giorno online. Mi occuperò dell’area post-sovietica (esclusa la Russia) con due articoli di analisi ogni settimana. Le questioni energetiche e internazionali, naturalmente, saranno oggetto di particolare attenzione. Mille parole, studio approfondito del tema ed esposizione chiara per addetti ai lavori e non.
Qui sotto, un “articolo di prova”, per fare capire al pubblico come saranno trattate le notizie. In questo blog inserirò, dopo la pubblicazione, titolo, link e breve sommario di ogni articolo, sperando di stuzzicare il vostro interesse.

 

Nuova politica energetica russa

Il petrolio di Rosneft va in Cina

A est, mutano gli equilibri di potere tra Gazprom e Rosneft

I nuovi accordi commerciali del gigante russo del petrolio mutano gli equilibri di potere interni tra Rosneft e Gazprom. Il monopolista del gas si indebolisce a ovest mentre la compagnia di Igor Sechin trionfa a est.

TALLINN – Rosneft ha incrementato in maniera sostanziale il suo potere nel settore energetico russo in meno di un mese. Lo scorso 21 giugno, al Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, il colosso petrolifero russo ha raggiunto un accordo di fornitura di greggio verso la Cina del valore di 270 miliardi di dollari per 25 anni. Questo non è il primo segno di una forte collaborazione tra Russia e Cina in termini di commercio energetico. Dopo un decennio di negoziazioni altalenanti, le trattative relative al petrolio sono state risolte grazie alla mutua volontà delle parti e alla capacità di fare incontrare domanda e offerta, questione chiave sia per le esportazioni russe, vitali per il bilancio di Mosca, sia per le importazioni cinesi, imprescindibili per sostenere la crescita della potenza asiatica. Nel 1993, la Cina divenne Paese importatore netto di petrolio, a causa della coincidenza tra l’esaurimento delle risorse interne e dell’aumento vertiginoso dell’attività industriale. Da allora, Pechino ha sete di idrocarburi e cerca fornitori nel mercato internazionale.

Attraverso l’oleodotto ESPO (East Siberian – Pacific Ocean), la Russia è entrata nel mercato petrolifero della regione asiatico-pacifica. Inaugurato nel 2008 dopo un tiro alla fune tra Cina e Giappone per stabilirne la rotta, ESPO rappresenta il principale collegamento tra Russia e Cina, attraverso il quale vengono trasportate 15 milioni di tonnellate di greggio ogni anno. Igor Sechin, che da Vice Primo Ministro partecipò all’inaugurazione di ESPO, in questi giorni sta mostrando al Presidente Vladimir Putin i gioielli commerciali che ha conquistato da amministratore di Rosneft. Ai tempi della presidenza di Dmitri Medvedev, Sechin ricopriva due ruoli fondamentali: vice primo ministro nel governo Putin e amministratore delegato di Rosneft. Con un colpo di coda inaspettato, Medvedev impose la separazione delle cariche di Sechin e altri ‘siloviki’ (ex-agenti segreti sovietici riciclatisi in politica). Con grande astuzia, Sechin rimase alla guida di Rosneft, lasciando l’incarico governativo, sicuro della rielezione di Putin. Tuttavia, gli scontri Medvedev-Sechin non sono terminati: il primo ha proposto di vendere il 19% di Rosneft, abbassando la quota statale al 56%, mentre il secondo ha rifiutato categoricamente questa opzione. Sechin ha comunque ricevuto un ammonimento da Putin, sebbene timido e informale: «stai proprio occupando una posizione da monopolista», riferendosi in particolare ai territori orientali della Federazione Russa.

Nel suo terzo mandato da presidente, Vladimir Putin ha scelto di percorrere senza indugi il vettore asiatico della politica energetica russa, ma le due compagnie a partecipazione maggioritaria statale, Gazprom e Rosneft, hanno avuto fortune diverse. Nel caso di Gazprom, il gruppo manageriale ha commesso numerosi errori commerciali nel tentativo di risolvere il dilemma delle esportazioni in Europa, dove dal 2009 il transito del gas naturale attraverso l’Ucraina è diventato instabile e insicuro. Gli esagerati investimenti in infrastrutture titaniche (Nord Stream e South Stream), intrapresi anche grazie alla partecipazione delle maggiori compagnie europee, sono diretti a mitigare le conseguenze delle ‘crisi di transito’, ma creano buchi profondi nel budget della compagnia russa. Per quanto riguarda le esportazioni, Gazprom sta soffrendo appunto perché si trova costretta a portare a termine progetti molto costosi, nonostante la produzione non cresca e i prezzi diminuiscano.

Gazprom e il governo cinese hanno ottenuto un’intesa sul prezzo del gas russo da esportare nella Repubblica Popolare nel marzo di quest’anno. Ciò aveva sorpreso molti analisti ed esperti, considerato che nei sei anni precedenti le negoziazioni tra Mosca e Pechino avevano ripetutamente disatteso le speranze. L’intesa, tuttavia, non costituisce necessariamente un accordo e la costruzione del gasdotto è ancora solo un progetto sulle mappe. Senza gasdotto, infatti, i protocolli di intenti sulle forniture di gas naturale non possono essere tradotti in realtà. All’interno della Russia, Gazprom sta inoltre cedendo terreno in termini di produzione, dove Rosneft e Novatek stanno erodendo fette di mercato  domestico sempre più rilevanti. Proprio Rosneft ha completato a fine maggio l’acquisizione di ITERA, compagnia specializzata nel settore del gas e recentemente uscita dalle grazie del Cremlino. Insieme agli asset, Rosneft ottenne anche i diritti sui giacimenti di ITERA, diventando così un avversario concreto per Gazprom, con cui doveva fondersi nell’ormai lontano 2005. Oggi è forse più plausibile che Gazprom venga spezzettata in varie compagnie più piccole e dedicate a ciascun settore della filiera energetica, dalla produzione alla distribuzione, come suggerito a marzo scorso da ‘The Economist’.

Quest’anno Sechin ha esercitato una forte pressione affinché il monopolio sulle esportazioni di gas naturale, appannaggio di Gazprom dal 2006, fosse eliminato. Questo permetterebbe a Rosneft di pianificare un programma industriale di lungo periodo per l’esportazione di gas naturale liquefatto (GNL) dai propri nuovi giacimenti nel nord della Russia. Da lì partirebbero anche le esportazioni di Novatek, che ha raggiunto un accordo con la cinese Sinopec per la produzione di GNL nella penisola russa di Yamal.

Rosneft è impegnata in una campagna a tutto campo in ambito internazionale. Al Forum di San Pietroburgo nei giorni scorsi, la compagnia russa ha creato delle joint ventures con ENI per lo sfruttamento di risorse petrolifere nel Mare di Barents e nel Mar Nero. Inoltre, ha messo nero su bianco diversi accordi di produzione e commercializzazione di petrolio e GNL con compagnie giapponesi, americane, olandesi e norvegesi. Sul sito web della compagnia si può trovare un contatore che segnala il numero di accordi raggiunti nella città di Pietro il Grande. Ad aprile Rosneft ha inoltre acquistato alcune quote della Saras, per aumentare la sua capacità di raffinazione. Nel corso dello scorso inverno, la compagnia di Sechin ha completato l’acquisizione di TNK-BP, joint venture nata nel 2003 tra alcuni banchieri russi e la britannica BP. Quanto successo è stato utile per mantenere un buon rapporto con BP in vista delle possibili esplorazioni artiche future, dopo quelle fallite nel 2011.

La Cina considera positivo l’incremento del potere di Rosneft, visti i problemi negoziali avuti con Gazprom in passato. La compagnia di Sechin è anche in buoni rapporti con il Kazakistan, che dal 2009 fornisce annualmente circa 10 milioni di tonnellate di petrolio alla Cina occidentale. Dall’Asia centrale arriva anche gas naturale dal Turkmenistan, nuovo partner chiave della Cina, a dispetto di Gazprom. Pechino ha tutto l’interesse a circondarsi di “amici energetici” affidabili e lasciare al proprio fato il lunatico management di Gazprom. Questo mutamento in termini di potere relativo nel settore energetico russo tra Gazprom e Rosneft non è invece ben visto da Putin, il quale preferirebbe una strategia più equilibrata per la nuova politica estera energetica che guarda a oriente. Tuttavia è probabile che la conclusione del terzo mandato di Vladimir Vladimirovich coincida con la fine dell’egemonia di Gazprom, confinata alle attività europee, e con l’ascesa di Rosneft e Sechin a est.

Elezioni 2013 – Giarre (CT)

Tallinn, Estonia

La mia città alle elezioni e ora al ballottaggio. La campagna elettorale è stata un macello e dopo un decennio di porcate da parte dell’amministrazione Sodano, c’era da aspettarselo. Ho seguito tutto da fuori, anche stavolta. Ma il pallino dell’analisi elettorale è sempre presente e non ce la faccio più a leggere commenti e opinioni varie sui comportamenti elettorali dei giarresi. Perché i giarresi non sono come gli elettori tedeschi, che hanno sapientemente utilizzato il loro voto doppio (uno proporzionale e uno maggioritario, per scegliere i rappresentanti della camera bassa). Anche le forze più piccole, se valide, superano l’ostica soglia di sbarramento in Germania, grazie al supporto personale che i loro candidati riscuotono a livello locale. Ma questo è il profondo nord, con la cultura del voto come diritto, esercizio che non si ferma alla domenica elettorale e che segue e punisce gli errori politici.

Nel profondissimo sud, invece, la punizione politica non esiste. Anzi. L’ormai ex sindaco Sodano era stata eletta con i voti del PdL in entrambi i casi precedenti, salvo poi rompere gli equilibri a metà dell’ultima amministrazione e lasciare che la propria coalizione si sfaldasse (anche se solo sulla carta e non in merito a decisioni chiave che hanno peggiorato la situazione finanziaria e sociale della città). Il “nuovo” è dunque Roberto Bonaccorsi, PdL, commercialista ed ex assessore al bilancio a Catania. Ma il PdL è il “vecchio”, quindi il nuovo deve per forza essere… il vecchio Salvo Andò! L’ex Ministro della Repubblica costruisce una rete di liste civiche, con una sapienza da ingegnere elettorale, e va al ballottaggio. Cenere, nonostante i grandi consensi, per D’Anna (civico), polvere per Patanè (centro sinistra), briciole per Spina (M5S) e Barbagallo (civico).

Tutti questi “civici” potrebbero indicare, in Germania, un rifiuto organizzato per l’establishment e i poteri forti. In Sicilia, invece, si tratta di marchingegni elettorali di distinzione dall’altro, in mancanza di un programma elettorale forte. L’obiettivo è arrivare al lunedì pomeriggio post-elettorale con una manciata di voti in più per poi venderli (o ri-venderli, questo è un discorso a parte) al migliore offerente tra i due duellanti in finale. Una delle questioni più sottovalutate delle elezioni è tuttavia il Consiglio Comunale, il supremo organo di dibattito, il Parlamento del Comune, dove l’opposizione (più o meno la stessa per 15 anni!) ha la possibilità di lottare contro le illecite operazioni delle varie amministrazioni e proporre iniziative per “l’altra metà dei giarresi”. Questa volta, infatti, circa 12.000 residenti saranno senza rappresentanti in Consiglio. I soliti 7 mila hanno preferito non votare (e di questi, molti non si trovano in sede, come il sottoscritto) e 5.400 sono stati esclusi dalla soglia di sbarramento al 5% che ha sacrificato ben 10 liste (nel 2008 solo 4).

Un gravissimo problema dal punto di vista del funzionamento della democrazia elettorale è stato il sistema di voto. La doppia preferenza di genere, introdotta dalla nuova legge regionale è già complicata di per sé. Se poi si introduce anche la non trasferibilità del voto di lista (che di per sé non va anche al candidato sindaco collegato) che non esisteva e non rispetta la volontà “pigra” dell’elettore, allora siamo nei guai. Gli errori con la scheda sono stati tantissimi. Chi non ha sbagliato aveva ricevuto istruzioni molto, forse troppo, dettagliate. Prima di aver studiato la legge, ammetto che avrei sbagliato anche io, perché mi sarei dimenticato di sbarrare il pallino del sindaco. Il voto disgiunto ha come principio la “volontà di disgiungere”, non quello di non decidere.

Dopo questo macello, sia di ricerca dei voti, sia di conta, per molti deludente anche per i motivi sopracitati, nessuno sta parlando dei possibili risultati del ballottaggio. Non solo per quanto riguarda il sindaco (è facile, uno dei due vince). Il Consiglio Comunale avrà diverse configurazioni nei due casi. Infatti, chi sia eletto sindaco porterà con se 12 consiglieri su 20, quale premio di maggioranza. I restanti 8 saranno ripartiti tra chi ha superato la soglia del 5% al primo turno.

Non ho trovato modifiche alla “introvabile” legge elettorale, quindi presumo che la formula di assegnazione dei seggi sia rimasta immutata. Secondo il principio pensato dal belga d’Hondt (metodo del divisore, leggere qualche buon libro per approfondimenti), la proporzionalità dell’assegnazione dei seggi premia i partiti più votati, seppur con una distorsione solo minima della proporzionalità tra voti e seggi. Nel 2008 è stato chiaro anche a Giarre, mentre quest’anno con la soglia di sbarramento si è preferito forzare ulteriormente il sistema verso i partiti più votati.

Hanno superato la soglia in 9. 4 collegati a Bonaccorsi, 3 collegati ad Andò, 1 a D’Anna e 1 a Patanè.

In caso di vittoria di Bonaccorsi, i dodici saranno ripartiti così: 6 PdL, e 2 ciascuna alle altre 3 liste (il PdL guadagnerebbe 1 seggio rispetto al 2008… come premio per il lavoro svolto, immagino).
I restanti 8 dovranno essere ripartiti così: 5 Andò (2- Vitale per Giarre, 2- Comitato Civico e 1- Movimento Civico), 2 D’Anna e 1 PD.

In caso di vittoria di Andò, i 12 saranno ripartiti così: 5- Vitale per Giarre, 4- Comitato Civico e 3- Movimento Civico (la lista Vitale per Giarre guadagnerebbe ben 4 seggi, anche se politicamente la lista è molto distante da quella che ha rappresentato l’opposizione a Giarre negli ultimi 5 anni).
I restanti 8 saranno suddivisi tra: Bonaccorsi (5, tra cui 2 PdL e uno ciascuno per le altre liste collegate), D’Anna (2) e PD (1).

Il ballottaggio dunque  deciderà sostanzialmente il fato di 14 possibili consiglieri, oltre che il nome del sindaco e la sua giunta. Tutto sta a capire bene chi siano questi figuri, se si ha voglia di partecipare alla seconda tornata elettorale. Questi saranno i prossimi a bussare alle porte dei giarresi.

E gli altri? L’opposizione? Tania Spitaleri, councilwoman più votata, rimane tuttavia la sola espressione del PD e non si capisce ancora che tipo di opposizione (se opposizione sarà) che D’Anna rappresenti.

Per i primi anni della scorsa amministrazione si sono visti molti 18-2 in Consiglio. Forse questa volta vedremo invece degli orribili 19-1, da Politburo dei peggiori anni Sovietici. A meno che le divisioni tra favoritismi e clientelismi non creino delle fratture politiche tra i futuri rappresentanti della città. Comunque vada, buon lavoro a Tania.

UPDATE: Ciò detto riguarda la fotografia del presente, prima che le liste non precedentemente collegate ai candidati a sindaco ammessi al ballottaggio si “apparentino” con l’uno o l’altro. PD+Andò significherebbe 2 seggi in più al PD in caso di vittoria del vecchio politico giarrese (e 2 in meno per le liste Andò). Un apparentamento tra D’Anna e Bonaccorsi garantirebbe un seggio in più al primo, a scapito del PdL. Scegliere gli apparentamenti quindi costerà credibilità ai partiti che si erano proposti come alternative e costerà anche qualche “favore” ai candidati sindaco, che a tutti gli effetti sacrificheranno uno o due dei propri consiglieri in favore di coloro che gli avevano fatto campagna contro.

Gassy Friends

Tallinn, Estonia

There should be more “energy” in this blog. Here we look at how energy builds feeble friendships and goes against what in International Relations and everyday media seems to be non-controversial.

Iran has very few friends in the international community. US embargo and sanctions have accomplished the slowdown of foreign economic activity in the country. The Seattle Times summarized it all in early 2010:

German industrial conglomerate Siemens AG said last week that it will stop doing business in Iran by the middle of 2010. European banks such as Deutsche Bank, Commerzbank, UBS AG and Credit Suisse Group have also pulled out of Iran.

In 2010 the Italian ENI was going to be the last big business to leave Iran, only to come back later and announce that their contracts are not covered by the embargo – something that the US has not confirmed. Recently, ENI confirmed the phasing-out of business in Iran once the costs of the current ones are recovered. Given that Iran was one of the gems that ENI was proud of having found during the years of Enrico Mattei, it will be a pretty big loss for the Italian company in general.

This background is just for perspective. Meanwhile, however, non-Western energy is playing a big role in the region, overcoming the obstacles of international sanctions, embargoes and tense relations. With great pride, Armenia and Iran are linked by a gas pipeline since 2008. At the same time, a few kilometers to the East, another gas pipeline feeds the Azeri enclave of Nakhchivan, through swaps between Teheran and Baku. Azerbaijan is not able to send gas via pipeline across Armenia to its citizens in Nakhchivan, so it gets Iranian gas and is paid back with Azeri gas going into the northern and populous regions of Iran. This web of relations could seem silly in a market-driven environment, where the path of pipelines would look more straight and there would be no need to circumvent sensitive regions. But in the heart of the Middle East, reality is more complicated. Turkmenistan swaps its gas as well with Southern Iran, but quantities are not disclosed.

But then you look at Turkey and you scratch your head. Ankara, now under increasing pressures from the population, is the biggest client of Iranian gas (10 bcm). But wait, isn’t Turkey part of NATO? Isn’t NATO… yes, all those consequential questions are legitimate and justified. And just as we care nothing about human rights in Armenia, Azerbaijan, Turkey, and Turkmenistan (just to mention the countries cited here, with which we constantly entertain fruitful relations), the regional gas balance cares little about Western concerns about the Iranian economy. Sanctions and embargoes are precisely intended to weaken the economic stability of an oil and gas potential exporter (although the internal problem in the energy mix are still huge). Therefore, energy trade, or the lack of it, should be the first political tool to use against Iran. By now, the entirety of the West does it. In the region, however, the need for natural gas and of lucrative contracts trumps the political pressures from Washington (and Brussels).

Political friends or enemies, when it comes to business, let’s put a brown bag on our faces and do it. The Western pull out from Iran will certainly contribute to our ignorance of the entire region and foster an antagonistic discourse based on what we think, we hope, we wish was going on “over there”. It’s lucky that there’s people around that write good stuff and open our eyes – in this case on natural gas issues.

Which Side Are You On?

Tallinn, Estonia

DISCLAIMER-THAT-I-DON’T-NEED: I may or may not have made references to past, current, or future employers/schools/publications/friends. The internet is not a real place anyways.

Throughout my mature life, I was/am/will be torn in between controversial issues for my own beliefs. Working for a company/organization which has interests in furthering what I hate the most (wars, economic blockades, antagonistic discourses, racism, supremacism, machism…). Writing articles that make people working in these places/publications twitch and edit it all out or refuse it. Working for a government that despises its own Constitution, which says that “Italy repudiates war” and still our army kills and gets killed in armed conflicts abroad, among other horrible things. Studying and getting a bursary to link and justify a regime with limited freedom to the eyes of armchair bureaucrats and intellectuals in Europe. Keeping my friendship (or even Facebook friendship) with people whose beliefs are so distant from mine that I can’t believe our relationship even started. Possibly applying to work for energy companies that pollute, exploit, and corrupt (all of them?). Arguing in academic circles about the relevance of the use of a confrontational and biased attitude from our Western (or sometimes Semi-Western) perspective built by newspaper articles and rhetoric from various pundits (isn’t the purpose to understand and analyze? Aren’t we just judging and misrepresenting instead?).

Coping and sucking it up has become a true skill of mine. I should put it in my CV: “I will be able to withstand all the bullshit that goes on at your workplace”.

But isn’t that what most of us does every day? What am I complaining about? I am sick of this fake “courage” of mine that pushes me into dead ends where I can only realize how awful the world can be on this side. While I try to gain the necessary courage to successfully make the move to a side that is more in line with my thinking, I will keep learning to the tiniest details what is bad and needs to be eradicated.

 

 

I’m on that side. The other one.

Le novità e il razzismo

Glasgow, UK

Mentre in Italia la democrazia è sospesa, in un periodo storico nel quale le elezioni politiche non danno risultati politici, quando viene chiesto a un Presidente della Repubblica uscente di “salvare la partia” e ripetere l’esperienza, nella discontinuità più evidente con la storia parlamentare repubblicana, proprio nel momento in cui un democristiano “giovane” sceglie un esecutivo con molte donne e “non divisivo”, ecco che l’Italia si riscopre razzista.

Comedovequando? La nomina a  ministro dell’Integrazione di Cecile Kyenge Kashetu, medico di origine congolese, ha fatto sollevare molte sopracciglia sia nel mondo politico sia in quello del bar dietro l’angolo. Una “nera” ministro! Non era mai successo nella storia repubblicana – e non ha alcuna relazione con la sospensione della democrazia, anch’essa una novità repubblicana. Dall’insediamento al Quirinale ecco il fuori onda “ma come si pronuncia?”, dai siti nazisti ai leghisti, tutti hanno sparso un pizzico di razzismo sulla vicenda. Qui sotto un estratto da Repubblica del 30 aprile:

“Scimmia congolese”. “Governante puzzolente”. “Negra”. “Negra anti-italiana”. “Vile essere”. “Faccetta nera”. E poi: “Il giorno Nero della Repubblica”, con sotto la sua foto. Fino a un “ministro bonga bonga” (il copyright è del fine pensatore leghista Mario Borghezio che Cécile l’ha già ribattezzata “faccia da casalinga”, “scelta del cazzo”, una che è arrivata lì “perché si sarà arruffianata qualche gerarca del Pd”).

Repubblica va a cercare gli insulti su benitomussolini-dot-com. Ma non ci sarebbe bisogno di andare così lontano nel mondo del web per trovare espressioni di tale ignorante e diabolica bassezza. I vicini di casa, gli amici al bancone del bar, le nonne dietro l’asse da stiro, tutti hanno avuto un momento di difficoltà interpretativa di fronte alla nomina di un ministro di colore. Vanno bene le “coloratissime” squadre di calcio e basket, con gli oriundi vinciamo campionati e mondiali. Vanno bene i poveri disgraziati che ci vendono occhiali taroccati sulle spiagge mentre noi ci abbronziamo. Ma le decisioni politiche? Quelle devono restare in mano agli “italiani”.

Ma chi sono questi italiani? Quelli che non sanno coniugare i verbi al congiuntivo, o che lo scambiano con il condizionale (siciliani, parlo con voi)? Quelli che dicono “ho rimasto” (Romagna!!!)? Quelli che sostituiscono il “te” al “tu” (lumbard, parlo con te)? Oppure quelli che non conoscono le differenze tra Gramsci, Matteotti e Moro (alunni del SID di Forlì), quelli che non capiscono l’importanza del XX Settembre, quelli che non sanno che la Calabria non confina con la Campania, quelli che non riconoscono l’importanza dello studio di Dante e Bufalino, oltre che di Montalbano?

E chi è razzista? I puri del Nordest che insultano i “colorati” mentre li sfruttano nelle fabbriche e nelle campagne? Gli ignoranti siciliani di cui parlai un anno fa?

No, gli italiani sono quelli che in Italia hanno vissuto, ci sono nati, ci vivranno. Quelli che partecipano alla costruzione della comunità nella società. Molti dei rosei che vivono nello stivale sono meno “italiani” dei più scuri di pelle che ci vivono accanto. Ius soli? Yes, caro Maroni. Chi nasce in Italia non deve essere costretto a “tornare al suo Paese” quando arriva alla maggiore età. Perché il “suo” Paese è proprio l’Italia!

Il problema del razzismo talmente aperto da generare sdegno a prima vista non è la questione più pressante, ahimé. Il motore immobile di questa ventata razzista, il momento razzista fondamentale è stato generato proprio dall’impalpabile presidente del consiglio. La scelta di Letta di assegnare a Kyenge il Ministero dell’Integrazione rappresenta la principale scelta razzista sul caso apertosi. La logica del “visto che è nera, capirà i problemi dei migranti” non è altro che l’affermazione che il problema del razzismo si trova principalmente nel discorso politico. Più di 5 milioni di persone di origini straniere vivono in Italia e l’unica cosa che il governo riesce a pensare è di dare a una loro “simile” un ministero. L’integrazione, o meglio la convivenza, non si raggiunge grazie a un ministero o al colore del ministro. L’Italia avrebbe potuto dare un segnale contro il razzismo inerente alla nostra cultura poco cosmopolita dando a Kyenge o a chiunque altro, di qualsiasi colore, un ministero “attivo”, rilevante e magari con portafoglio.

Ad esempio, visto che Kyenge è un medico, perché non affidarle il Ministero della Salute? No, il trasparente-presidente ha deciso di affidarlo alla berlusconina Beatrice Lorenzin, che dall’alto della sua maturità classica sicuramente coglierà in un batter d’occhio tutti quei complicati prefissi di origine greca.

Non ne azzecca una

London, UK  

A Napolita’, nun te reggae più!

L’anno scorso avevo letto una sua conversazione con Eric Hobsbawm “Intervista sul PCI” del 1975 (ne avevo trovato una copia in inglese nella libreria Bookmarks proprio qui a Londra – intitolata “The Italian Road to Socialism”). Il vecchio Napo allora aveva capito che bisognava smettere di essere sovietici, che tra i carri armati e il popolo bisogna sempre scegliere il popolo, che il dialogo politico è più importante del fazionalismo, soprattutto per un partito che si preparava a trasformarsi in forza borghese. La sua elezione alla presidenza della Repubblica nel 2006 ha dato scalpore, perché in Italia, si sa, “comunista” è ancora una parolaccia. “Ex-comunista” dà ancora più un’aria di mistero.

Il settennato del canuto Giorgio è stato pieno di sorprese: un loquace Bertinotti alla presidenza della Camera e gli irresponsabili (e/o comprati) di Italia dei Valori e Mastelliani che fanno cadere il governo Prodi, la nascita del PD, Berlusconi che torna a vincere, le frizioni interne al PdL… Ordinaria amministrazione per un PdR italiano.

Poi la senilità – non me lo spiego altrimenti – gli ha fatto fare tilt.

Ti perdono, caro Giorgio. Non sei riuscito a fermare le orribili leggi Berlusconiane del 2008-11, anche quelle che hanno messo a repentaglio la Costituzione. Forse agire sull’azione del Parlamento in maniera troppo decisa avrebbe rappresentato un’ingerenza del tuo potere consultativo sull’Assemblea sovrana.

No, non ti perdono, Giorgio. Pseudo-compagno, che non esita, non proferisce parola quando da Trapani partono i caccia per la Libia. Pseudo-protettore, che defeca sulla Costituzione nominando Monti senatore a vita dieci minuti prima di proporgli un incarico da presidente di un consiglio – tecnico – dei ministri, (per non parlare del pareggio di bilancio in Costituzione). Pseudo-politico, che non fa una piega sulle decisioni dei tecnici, anche quando attaccano in maniera violenta il benessere dei suoi cittadini, per proteggere il portafogli del capitale e l’immagine finanziaria dell’Italia. Pseudo-super-partes, che non comprende la situazione politca e preferisce decidere i nomi dei “saggi” che risolveranno i problemi dopo le elezioni; questi, di nuovo, non avranno alcuna relazione con la popolazione che ha votato a febbraio. Pseudo-internazionalista, che non riesce a fare la voce grossa quando agli Esteri si combina il pasticcio dei Marò. Invece di strozzare i discorsi razzisti di supremazia italiana nei confronti dell’India, invece di dialogare in termini di diritto internazionale scavalcando un governo illegittimo (Giò, i cittadini italiani hanno eletto il Parlamento che ti ha eletto, poi tu hai nominato Monti… quindi sulla catena della legittimità, ci stai prima tu!) lascia che degli inetti che prima stavano in vacanza a Washington si facciano ridicolizzare da tutto il mondo, mentre cercano di difendere due tuoi diretti dipendenti (sei il capo delle forze armate, ricordi?), colpevoli di aver ucciso due pescatori. Pseudo-difensore della giustizia, che lasci che Berlusconi faccia il bello e il cattivo tempo a casa e che grazia il colonnello USA condannato per la morte di Abu Omar, vittima della mania antiterrorista americana ed europea.

Non ce la faccio, Giorgio. Sei la più grande delusione della Politica italiana.

Recent Past and Near Future

Glasgow, UK 

The fact that I’ve let this blog go even under one post per month can be a huge disappointment – or a great relief – for my few followers. I have now a few related announcements to make in order to explain my past and future absence from this platform. The absence will be interrupted by wordy posts, however. Because I can’t keep my promises.

– Collaboration with The Hidden Transcript (student-run online magazine)

For forthcoming articles, refer to the page http://thehiddentranscript.com/author/paolo/

– Conferences, roundtables, workshops in the next 2 months

  • Dublin, DCU – Irish Association for Russian, Central and East European Studies (IARCEES) Conference

    • presentation of a paper on Pipelines and Hegemony in the Caspian Region (a neo-Gramscian appraisal)
  • London, UCL – School of Slavonic and East European Studies (SSEES) and Centre for East European Language-Based Area Studies (CEELBAS) Roundtable on “Energy and Institutions”
    • presentation on Pipeline politics and Energy Security in the Caspian (the case of Kurmangazy)
  • Cambridge, UK – British Association for Slavonic and East European Studies (BASEES) and International Council for Central and East European Studies (ICCEES) Congress
    • panelist and discussant for panel 3.4 “EU Energy Security since 2004: Import Dependency and Russian Gas Supplies for an Expanding Union”

A couple of book reviews will also be coming along.